Ultime notizie: tutte cattive

In inglese si dice no news good news, in italiano nessuna nuova buona nuova.

Purtroppo di notizie ce ne sono oggi almeno tre.

La macchia di petrolio che sgorga copioso dai tubi di trivellazione della piattaforma gestita dalla multinazionale BP (British Petroleum) nel Golfo del Messico davanti alle coste di Saint Louis in Louisiana copre più di 5000 kilometri quadrati. Un disastro ecologico spaventoso in cui la BP non sa dove mettere le mani, o meglio: lo saprebbe e ancora non lo fa per proteggere i guadagni dei suoi azionisti? Infatti pare che l’unico modo di tappare la falla, conseguente alla esplosione costata la vita a parecchi operai, sarebbe quello di cementificare la trivellazione chiudendola. Forse aspettano per vedere se riescono a risistemare la valvola per poter poi riprendere il loro “lavoro”?

Sono in pericolo milioni di esseri viventi, specie rare e già a rischio estinzione di uccelli, il fondale marino è già morto, milioni di pesci anche … La gente di Saint Louis, che ancora non si è ripresa dalla catastrofe dell’uragano Katrina,  sta aspettando una marea nera che può coprire le coste fino alla Florida. La BP intanto si preoccupa dei dividendi, come del resto è la sua “mission” e il suo mestiere. Ricordiamocene quando facciamo benzina.

La seconda notizia è che ieri Italia e Russia hanno firmato un accordo per la ricerca sulle centrali nucleari. Ieri era l’anniversario dell’incidente di Cernobyl, dove 30 anni fa il reattore 4 della centrale nucleare si guastò coprendo l’Europa di una bella nuvola di radioattività. Intorno a Cernobyl c’è ancora il deserto, però sono riprese le visite turistiche: pare che passarci qualche ora non faccia male alla salute, intanto i morti dovuti all’evento non sono nemmeno calcolabili perché oltre a quelli caduti nei mesi immediatamente successivi (tra cui tutti i soccorritori del primo momento), ci sarebbe da calcolare quanti sono morti per cancro nei 30 anni successivi, quanti si sono ammalati, quanto dell‘aumento del cancro in tutta Europa sia dovuto a Cernobyl e quanto a altre fonti (per esempio in Italia a tutto l’amianto che non è ancora stato tolto dagli edifici, o se è stato tolto non è stato smaltito o è stato smaltito in modo criminale favorendo gli affari delle eco-mafie. Per questo leggersi Gomorra di Roberto Saviano è interessante, e aggiornarlo con il rapporto sull’amianto presentato da Legambiente).

La terza notizia è che c’è una raccolta di firme su Aavaz.org (qui il link per firmare ) per fermare una ennesima richiesta per l’ampliamento della caccia alle balene. Se nel “Santuario dei cetacei” nel Tirreno (per la precisione a nord dell’isola d’Elba) di tanto in tanto ci sono navi che scaricano container di rifiuti speciali (vedi sempre gli affari internazionali delle eco-mafie e l’inchiesta aperta dalla Procura di Livorno in questi giorni), in altri mari le balene sono macellate per farne cosmetici.

Auguri Moby Dick: se eviti i ramponi dei balenieri, puoi ancora pregare che non tutto il plancton sia morto per il disastro petrolifero del Golfo del Messico o che i rifiuti radioattivi del nostro nucleare passato e futuro non ti facciano ammalare di cancro.

Moby Dick ormai siamo tutti noi.

Moby Dick, di H. Melville (e in Italia conosciuto nella bellissima traduzione di Cesare Pavese, o anche nell’audiolibro letto da Marco Paolini) è uno splendido romanzo statunitense, uscito nel 1851, da cui si può imparare qualcosa sull’orgoglio delle balene e sulla follia umana, chiamata Capitano Achaab.

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