Un pipistrello fa primavera

La primavera è stagione difficile, provoca sonnolenza e indolenza, ora repentina, ora protratta. È fase di transizione, induce tempeste ormonali che dagli organi sessuali, potenziatisi in ghiandole attivissime, raggiungono i cervelli animali e umani: e ne cambiano i comportamenti.
Ma sono gli sbalzi termici quelli che ci preoccupano in queste ultime settimane: repentini cambiamenti nelle temperature, notti e albe gelide che poi, invece, intervallano ore di umido calore: quando gli insetti si risvegliano e, intorpiditi, divengono facili prede per gli animali insettivori e le tante specie di pipistrelli che popolano le aree urbane e finanche metropolitane, nei molti depauperati ambienti italiani.
Nei periodi più freddi muoiono a causa di basse temperature (soprattutto fra il culmine della notte e le prime ore dell’alba), non pochi esseri a sangue caldo di piccole dimensioni.
Quegli esseri che disperdendo rapidamente elevate quantità di calore corporeo, soprattutto nelle notti ventose e in assenza di adeguato nutrimento quotidiano, entrano in un mortale stato di torpore, dal quale è praticamente impossibile uscire vivi. Rettili e anfibi, invece, con la comoda strategia del letargo invernale, sfuggono questo destino di morte con ben più facilità.
Un’educazione ecologista accorta è oggi necessaria in Italia. Da operarsi soprattutto fra chi gestisce gli addetti all’ambiente e al territorio.
Forse per una più acuta penetrazione e per un più perdurante impatto sui cittadini, degli insegnanti di ogni ordine e grado (anche nella fase precedente la scuola elementare).
Nonché, da parte di chi gestisce sul territorio nazionale e locale l’educazione e la formazione.
Programmi educativi appositi dovrebbero insegnare (in particolare a giovani e anziani) come prendersi cura dei piccoli uccelli, concentrando la spontanea zoofilia di non poche persone “sensibili”, verso le specie più rare o verso quelle che rappresentano importanti regolatori degli ecosistemi locali. È importante conoscere le “ricette” per apparecchiare piccole coppe “gelatine allo stecco” su finestre, davanzali, balconi e balconcini (attenzione però ai gatti in giro!).

All’estero sono regolarmente disponibili confezioni di piccole palle di grasso da appendere, utilissime soprattutto per le cince, ma non disdegnate neppure da picchi o da qualche uccello migratore insettivoro di maggiori dimensioni.
Tra le specie da proteggere maggiormente, ci sono infatti quei piccoli uccelli migratori insettivori che hanno bisogno di proteine e grasso durante le soste del loro estenuante passo verso le zone nordiche, dove costruiranno i loro nidi.
Un discorso analogo vale anche per i pipistrelli, esseri alati di piccolissime dimensioni e dal peso corporeo di pochi grammi: migratori notturni, i cui spostamenti sfuggono a una umanità distratta, forse perché non necessariamente nottambula. Per questo bisognerebbe chiedere al naturalista Paulo Agnelli, attivo protettore di pipistrelli presso il museo “La Specola” a via Romana, Firenze.
[1]


Il 2010 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite l’anno della biodiversità.
Proteggere specie rare di uccelli e pipistrelli è un ottimo modo per celebrarlo. Soprattutto da celebrarsi tutti insieme: naturalisti, ambientalisti, ecologisti, insegnanti e scolaresche, tutti con gli occhi puntati verso le palle di grasso attorno alle quali banchettano uccellini multicolori. Esseri che non è di solito molto semplice scorgere, che per la fame invernale si faranno avvicinare e osservare con facilità. Si formano così pittoreschi “alberi di Natale” cittadini che permettano di popolare zone, sempre più depauperate di diversità alata in questa fredda e anche nevosa primavera 2010.

Enrico Alleva e Bianca De Filippis

“Europa” 27 marzo 2010

Biodiversità

Chiara P. IIID

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