Tumori nei bambini, ambiente sotto accusa

Repubblica — 23 marzo 2010   pagina 35   sezione: SALUTE

Finora la strada è stata in discesa: eliminando i pericoli più evidenti e migliorando l’ alimentazione, l’ età media ha continuato ad allungarsi. Ora però la lunga corsa verso il miglioramento dello stato di benessere rischia di fermarsi sbattendo contro il muro dell’ inquinamento.A Parma, alla conferenza promossa dall’ Organizzazione mondiale della salute con la partecipazione di 53 paesi europei, è stato messo a fuoco un dato allarmante: almeno un terzo delle malattie dei bambini sotto i cinque anni è dovuto a fattori ambientali. In particolare preoccupa la crescita dei tumori pediatrici, che in Italia hanno un tasso di incidenza più alto di quello rilevato in Germania e Francia. «Le cause non sono ben chiare», spiega l’ epidemiologo Francesco Forastiere. «Tra le ipotesi che si fanno c’ è il legame con l’ esposizione a campi elettromagnetici a bassa frequenza, come quelli generati dagli elettrodotti, e a sostanze chimiche come il benzene, i solventi, i pesticidi. Anche l’ azione di un virus potrebbe contribuire a innescare l’ effetto degenerativo. Resta il fatto che, pur parlando di numeri ridotti, dobbiamo registrare un trend di crescita dell’ ordine del 2 per cento l’ anno». L’ altro grande tema all’ ordine del giorno sono stati i cambiamenti climatici. Le evidenze scientifiche dimostrano sempre più che il caos climatico contribuisce a un aumento nella frequenza dei disastri naturali come le ondate di calore, le inondazioni e la siccità. Dal 1990 in Europa si sono registrate più di 1.200 calamità naturali che hanno sconvolto la vita di oltre 48 milioni di persone, causando più di 112mila morti, per una perdita totale di circa 180 miliardi di euro. Solo le inondazioni costiere minacciano fino a un milione e 600mila persone nell’ Unione europea e i cambiamenti climatici rischiano di peggiorare le ineguaglianze sanitarie all’ interno dei singoli Statie tra le nazioni. Di qui la decisione di varare un piano di azione regionale europeo, “Protecting health in an environment challenged by climate change”, che fornisce indicazioni sui prossimi passi da compiere stabilendo la lista delle priorità di intervento: il settore sanitario dovrà essere in prima fila nella battaglia per ridurre le emissioni di gas serra nel settore pubblico attraverso un piano di razionalizzazione dell’ uso dell’ energia. È stato anche concordato un sistema di sorveglianza basato sui sistemi precoci di allarme e un’ adeguata preparazione sia dei servizi tecnici che dell’ opinione pubblica per gestire gli eventi climatici estremi e le epidemie. Entro il 2020 si dovranno vedere sensibili progressi verso gli obiettivi indicati: città a misura di bambino, lotta al fumo e politiche sane a tavola. Serviranno anche azioni per chiudere il divario che si sta sempre più amplificando tra Ovest ed Est dell’ Europa. Entro il 2015, inoltre, bisognerà assicurare che gli ambienti frequentati dai bambini siano liberi dal fumo (l’ 80 per cento subisce il fumo passivo). Gli obiettivi sono molto chiari ma i mezzi per raggiungerli più incerti e finora la distanza tra gli annunci e le realizzazioni è stata imbarazzante, basta pensare agli obiettivi stabiliti a Johannesburg nel 2002e puntualmente disattesi. Per dare concretezza alle dichiarazioni di principio, a Parma siè deciso di istituire una task force europea composta da 4 ministri della Salute e 4 dell’ Ambiente. – ANTONIO CIANCIULLO

Chiara P. III D

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