Riciclare l’acciaio e l’alluminio aiuta le industrie e l’ambiente

Repubblica — 22 marzo 2010   pagina 42   sezione: AFFARI FINANZA

Le rinnovabili sono la via maestra per la produzione di nuova energia, ma nel breve periodo la fonte più interessante dal punto di vista economico resta il taglio degli sprechi. E gli sprechi sono tanti visto che per due secoli il sistema industriale si è tarato sull’ illusione di poter trovare un’ energia sostanzialmente infinita e a basso prezzo. Ora l’ ultimo erede di questa teoria fallimentare, il petrolio, si avvia al capolinea lasciando dietro di sé una scia di devastazione climatica e una forte instabilità dei prezzi. A questo punto in molti settori produttivi è scattata la molla della riconversione green, anche perché risparmio energetico e risparmio economico tendono a coincidere. La direttiva europea nel campo dell’ imballaggio ha spinto in questa direzione e molte industrie del settore – sul modello della carta e del vetro, i primi a puntare sugli aspetti ambientali del recupero – stanno scommettendo sul miglioramento delle prestazioni ambientali. L’ ultimo studio è dell’ Anfima, l’ Associazione nazionale dei fabbricanti di imballaggi metallici che raggruppa la maggior parte delle 50 aziende del comparto (5 mila dipendenti, 1,8 miliardi di euro di fatturato) ed è collegata al Cna (Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio) e al Cial (il consorzio per l’ alluminio). Quando si pensa all’ acciaio scatta immediatamente l’ associazione con le armi, ma negli ultimi 200 anni, da quando esiste l’ imballaggio in acciaio, molte guerre sono state vinte con l’ acciaio delle scatolette alimentari che permettevano ai soldati di sopravvivere più che con l’ acciaio dei cannoni. In assenza di guerre, quello che conta è la capacità di produrre di più usando meno materiali e meno energia. «Da questo punto di vista abbiamo fatto molta strada», spiega Rosolino Redaelli, presidente di Anfima. «L’ acciaio ha scelto la sostenibilità puntando con forza sulla diminuzione delle quantità di materiale usato nelle singole confezioni e sulla diminuzione dei consumi energetici grazie a un sistematico recupero degli imballaggi che ci vede oggi nella parte alta della classifica europea. Tra l’ altro abbiamo la fortuna di lavorare con un materiale che si può riciclare all’ infinito e che, ad ogni ciclo virtuoso, garantisce un vantaggio per la singola industria e per la collettività: sarebbe sciocco non approfittarne». All’ apparenza le scatolette che acquistiamo al supermercato sono sempre le stesse, sostanzialmente immutate da decenni anche perché l’ acciaio, materiale piuttosto essenziale, si presta meno di altri al restyling estetico. Eppure le modifiche introdotte sono state consistenti: basta pensare che, nel caso del classico barattolo da mezzo chilo, in otto anni è stata realizzata una drastica cura dimagrante che ne ha dimezzato il peso. Un processo che ha portato significativi vantaggi ambientali perché per ogni tonnellata di acciaio riciclato si tagliano i consumi energetici del 70 per cento risparmiando 1.8 tonnellate di minerali di ferro, 572 litri di petrolio e 1,8 tonnellate di CO2: quella emessa da un’ utilitaria che fa 15 mila chilometri o quella catturata in un anno di crescita da 98 alberi della foresta pluviale. Un beneficio che va moltiplicato per le oltre 370 mila tonnellate riciclate (il 77,5 per cento del recuperato, più dell’ obiettivo europeo): una quantità che permetterebbe di coprire con una lamiera spessa come quella di una scatola di pelati una superficie pari a 4,5 volte l’ estensione di una città come Roma evitando la C02 emessa in un anno da 260 mila auto di piccola cilindrata. Anche le cifre dell’ alluminio sono consistenti: il 64 per cento viene recuperato e il 58 per cento (38.500 tonnellate) riciclato. In questo modo si evitano quasi 400 mila tonnellate di CO2 e si risparmia l’ energia contenuta in 140 mila tonnellate di petrolio. L’ alluminio poi ha un secondo legame con l’ energia. Almeco, un colosso da 100 milioni di euro con stabilimenti in Italia, Francia e Germania, ha prodotto un particolare alluminio con capacità riflettenti che raggiungono il 98 per cento: può essere utilizzato nel solare termodinamico. (a. c.)

Chiara P. III D

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