Pannelli nel Sahara di Desertec e l’ Ambizione Verde Mediterranea

Ci sono idee, progetti che certe volte riescono a prefigurare il nuovo mondo. Desertec – l’ impresa che vuole produrre enormi quantità di energia nel deserto del Sahara per poi trasportarla in buona parte in Europa – potrebbe essere una di queste. Ieri, l’ italiana Enel ha annunciato di essere diventata partner dell’ iniziativa, che è stata lanciata l’ anno scorso da una serie di grandi assicurazioni, banche e industrie tedesche e che ora cerca di coinvolgere partner internazionali. L’ investimento complessivo è enorme, 400 miliardi di euro. E anche il risultato potrebbe essere gigantesco: il 15% delle esigenze energetiche europee coperte da questa fonte di energia rinnovabile (solare, cioè pannelli disposti come sedie a sdraio sulla sabbia, ma anche eolico) forse già entro la fine del decennio. Assieme a Enel Green Power, dunque, ieri sono entrate in Desertec Industrial Initiative anche un’ impresa spagnola, una francese e una marocchina. Una della Tunisia potrebbe aderire a breve. Che l’ Enel abbia colto l’ opportunità di un progetto gigantesco – per quanto non facile da realizzare per ragioni tecniche e geopolitiche – è il segno di come l’ azienda italiana sia diventata uno dei grandi protagonisti, e tra i più dinamici, dell’ industria energetica internazionale. Già numero uno mondiale nell’ abbattimento delle emissioni di gas serra nei Paesi in via di sviluppo. L’ importanza di Desertec, però, va oltre le dimensioni del progetto. L’ ambizione innovativa – e sorprendente – mostrata dai tedeschi sta infatti nel superamento concreto della «filosofia di Kyoto», cioè di quella strategia tutta e solo fondata su tagli, oggi economicamente insopportabili, alle emissioni di anidride carbonica. Strategia che si è arenata alla Conferenza di Copenaghen lo scorso dicembre. Quello che Desertec – e l’ ispiratrice Munich Re, e Deutsche Bank, Siemens, Rwe, E.On, Saint-Gobain e ora anche Enel – racconta è che le energie rinnovabili possono probabilmente essere la risposta al surriscaldamento del pianeta, se si è davvero disposti a investirci. Se funziona, tagliare le emissioni nocive sarà molto, molto meno costoso.

Taino Danilo

Pagina 42
(23 marzo 2010) – Corriere della Sera

Chiara P. III D

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