OGM

La ricerca scientifica degli organismi geneticamente modificati sta a cuore all’opinione pubblica perché riguarda tutti molto da vicino.
Ci sono tantissimi articoli, relazioni, scritti, scientifici e non, che trattano l’argomento positivamente e ce ne sono altrettanti che si rifiutano di vedere gli organismi GM di buon occhio.
Vorrei ricordare qui alcuni degli aspetti negativi della ricerca e della coltivazione di organismi ingegnerizzati, aspetti che magari non sono sempre presi in esame (perché altrimenti si rischia di ripetere sempre le stesse cose!).
Giorni fa mi sono domandato se e perché sia necessario studiare, o meglio inventare nuove piante.
Una delle ragioni (che poco tempo fa rimaneva un’utopia) è che coltivazioni di organismi geneticamente modificati promettono raccolti più abbondanti in condizioni non troppo favorevoli come in zone molto siccitose, soggette a problemi periodici, o con terreni poveri di sostanze nutritive.
L’occidente non ha di questi problemi, fortunatamente possiamo dire di provvedere al nostro fabbisogno coltivando il terreno che abbiamo in casa. Allora non è per il nostro fabbisogno che si spendono soldi per la ricerca di ingegneria genetica? Evidentemente no. Si dice che le piante GM potranno essere coltivate in zone povere come l’Africa e così sfamarne la popolazione. Sarebbe una salvezza per quasi un milione di persone che abotano il continente. Ma questo di fatto vuol dire anche esportare il metodo “occidentale” di far agricoltura (meccanizzazione, concimi chimici eccetera). Si potrebbe pensare di avere l’occasione di liberare gli uomini dal lavoro schiavizzante della terra e, in effetti, in Europa la meccanizzazione ha fatto sì che solo il 10% della popolazione oggigiorno debba dedicarsi alla coltivazione diretta, il restante 90% ha “diversificato” il proprio impiego. Ma guardiamo più attentamente la situazione: per fornire di alimenti l’intera società, si deve garantire un complesso sistema di approvvigionamento che comprende autisti, autotreni, commessi di negozio, scienziati agrari, confezionatori, operai di industrie alimentari, impiegati in uffici di controllo vendite e moltisimi altri. Affermare quindi che abbiamo delle occupazioni più diversificate rispetto ai nostri avi non ha senso se tutti sono lì imprigionati nel loro ruolo. La divisione delle forniture alimentari in molte occupazioni specializzate non ci libera dal lavoro disumano a livello personale, né ci dà la possibilità di contribuire in modo significativo o creativo ad una evoluzione reale.
C’è un altro aspetto che non mi convince degli OGM. Piante ingegnerizzate sono orgnismi del tutto nuovi e non possiamo conoscerne pienamente la risposta pur conoscendo gli stimoli. Come possiamo star certi che in un particolare habitat, diverso da quello di laboratorio, la pianta dia i risultati studiati a tavolino? E non scordiamoci del fatto che i geni per esempio di resistenza ad una malattia potrebbero facilmente essere trasferiti a piante spontanee.
Forse prima di arrovellarci su problemi di difficile comprensione come quelli della vita (seppur si parli di piante) per poter veramente aiutare il sud del mondo dovremmo iniziare a ridimensionare il nostro stile di vita e così metterlo in discussione. Una volta conosciuti i nostri limiti, potremo aiutare gli altri nostri simili senza cadere nell’ipocrisia.
Finisco citando un passo dal libro “La rivoluzione del filo di paglia” del giapponese Fukuoka: lo scienziato “sta immerso nei libri notte e giorno, sforzando gli occhi e diventando miope, e se domandiamo che lavoro ha fatto in tutto quel tempo: ha inventato degli occhiali per correggere la miopia”.
Senza scordarci che la ricerca, la curiosità di capire com’è fatto il mondo, è uno degli elementi vivificatori della nostra esistenza.

Leonardo B. – muschiomo

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