La top ten degli alberi antichi come la Storia

Repubblica — 21 marzo 2010   pagina 129   sezione: PRIMA PAGINA

SE GLI alberi potessero parlare. Il pino “Matusalemme” aveva già compiuto 100 anni quando gli egizi costruirono le prime piramidi. Il cipresso di Zoroastro, detto anche “Sarv-e-Abarghood”, è cresciuto in Mesopotamia 4000 anni fa. E così il tasso di Llangernyw, nel Galles, nato nell’ età del Bronzo, e il “Senatore”, cipresso del Big Tree Park, in Florida, alto 44 metri. TESTIMONI silenziosi della storia dell’ umanità. Alcuni hanno fusti piegati dal tempo, sembrano esalare l’ ultimo respiro. Altri sono ancora rigogliosi, vitali come il primo giorno. Gli alberi più vecchi del pianeta, nella nuova classifica proposta dalla rivista americana Wired, sono cresciuti quando l’ Europa del Nord era coperta dai ghiacciai, l’ Africa non aveva il deserto del Sahara, l’ uomo aveva appena inventato la ruota. «Sono tra gli esseri viventi più longevi» ricorda Francesco Ferrini, docente presso l’ università di Firenze e presidente della Società italiana di Arboricoltura. Anche l’ Italia ha molti esemplari millenari. L’ ulivo di San Baltolu di Luras, in provincia di Sassari, o quello “della Strega” in Maremma, alcuni cipressi dei giardini di Villa Petraia a Firenze, il castagno “dei cento cavalli” a Sant’ Alfio. «Uno dei loro segreti – racconta Ferrini – è la possibilità di compartimentalizzare le parti di piante attaccate dai parassiti, permettendo di isolare le parti malate senza compromettere l’ intero organismo». Ci sono alberi che sfidano il tempo creando i propri cloni, che derivano da un unico capostipite e ne possiedono il medesimo patrimonio genetico. “Pando”, per esempio, appartiene a una colonia di pioppi dello Utah nata da un unico ceppo, risalente a 80mila anni fa, quando i nostri antenati vivevano ancora in Africa. Secondo alcuni esperti, la colonia originaria sarebbe venuta alla luce un milione di anni fa, quindi in anticipo sull’ homo sapiens. Oggi le nuove tecniche permettono di calcolare l’ età degli alberi non più solo attraverso gli anelli del tronco, ma con test effettuati sul tempo di decadimento degli isotopi di alcuni elementi e con analisi del Dna nelle radici. L’ abete rosso “Old Tijikko”, al confine tra Svezia e Norvegia, ha un apparato radicale vecchio di 9.550 anni. «Ogni albero ha la sua storia e il suo codice genetico» continua Francesco Ferrini che parla di “individui”. «Abbiamo visto castagni e olmi sopravvivere a malattie che avevano decimato la specie». Alcuni di questi alberi millenari custodiscono il mistero dell’ eternità. Non subiscono mutazioni genetiche con l’ invecchiamento. “Matusalemme”, il pino dai coni setolosi che ha ormai 4765 anni, continua a crescere con la stessa vitalità di un suo nipotino centenne. «In realtà – spiega Ferrini – l’ unica vera minaccia è l’ uomo. Non a caso, molti esemplari si trovano in zone per secoli irraggiungibili». “Matusalemme”, che vive nella Foresta Nazionale di Inyo, in California, è protetto come una reliquia: soltanto i guardiani del parco sanno esattamente dove si trova. Se potesse parlare, chissà quante ne avrebbe da raccontare. – ANAIS GINORI

Chiara P. III D

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