Feste “eco-sostenibili”

Anche quest’anno si avvicina il Natale, anche quest’anno si discute di spese natalizie e di alberi da addobbare. Ci sono però come in fondo tutti sappiamo dei problemi quando si parla di alberi di Natale: l’abete non ha radici e quindi muore subito dopo le feste, l’abete viene tenuto troppo al caldo, l’abete dopo le feste viene scaraventato nei cassonetti pur essendo vivo, l’abete viene ripiantato, con tutta la buona volontà, sulle pendici del monte Morello mentre preferirebbe vivere a più di 1000 metri. Tralascio le questioni economiche, senza però dimenticare che per quest’anno è stato stimato dalla Coldiretti un giro d’affari di 140 milioni di euro in Italia.

Sia sul web che su di un quotidiano ho trovato delle novità (e non) per festeggiare un Natale “eco-sostenibile”. Faccio una sorta di elenco di quel che ho trovato, così che chi vuole possa leggere solo ciò di cui è interessato (lo so, leggere fa fatica a volte😉 )

Tutti sono a conoscenza di centri di raccolta qui a Firenze per alberi di Natale? Beh io sarei il primo a dir di no e ho voluto informarmi.
L’associazione “Amici della Terra” e OBI-Italia, in collaborazione con l’Azienda Vivaistica “Bani” di Castel San Niccolò (Ar), hanno organizzato la campagna “Sempreverde, semprevivo! 2009” (giunta alla sua terza edizione) per il recupero e la ripiantumazione degli abeti natalizi. In breve, per ovviare alla sicura morte degli alberi la OBI ritirerà entro il 9 gennaio prossimo gli abeti in zolla (cioè con le radici) venduti da lei stessa, per poi darli in custodia all’azienda “madre” di Castel San Niccolò, che provvederà alla ripiantumazione. A proposito, la provincia di Arezzo è una delle maggiori realtà italiane per la produzione di alberi di Natale, e il cuore è il Casentino, dove opera un consorzio di 15 produttori.

Se proprio è impossibile rimettere a dimora l’abete (per esempio perché non ha radici), tanto vale provare con il compostaggio (cioè trasformare, grazie all’aiuto di batteri, il legno in terricio “arricchito”)…meglio che buttarlo nell’indifferenziato, certo!, ma il legno dell’abete (e delle conifere in generale) è pieno di resine e quindi particolarmente difficile da far “digerire” ai batteri. Allora se credete che l’albero sia in buone condizioni, andate a fare una scampagnata verso l’Abetone e portate con voi l’abetino!

Per chi volesse introdurre un elemento nuovo nella tradizione natalizia, la Forestale suggerisce a tutti di utilizzare altre piante in alternativa all’abete, piante più adatte al clima di pianura e città, come l’agrifoglio, il ginepro, il corbezzolo, il viburno, il leccio e l’alloro. Qui il sito della Forestale.

E gli addobbi pubblici? La quantità di corrente sprecata dalle luci natalizie è considerevole, tuttavia sono pochi i comuni che fanno fronte a questo problema.
In Italia la soluzione più “eco-sostenibile” è rappresentata da un abete della città di Milano illuminato da luci a led alimentate da 9 biciclette! I pedalatori (chiunque può farlo) fanno girare un rullo che a sua volta aziona una dinamo connessa ad una batteria. Ed ecco la corrente. Prima di Milano una cosa simile è stata proposta a Copenaghen. Non per niente Copenaghen ha una rete di piste ciclabili di 350 km!

l'albero eco-compatibile di MI

Leonardo B. – muschiomo

1 Response so far »

  1. 1

    Ci sono vari modi di festeggiare il Natale con addobbi non devastanti. L’uso di decorare un albero del resto è ben più antico della festa cristiana e si radica nel mondo arcaico e contadino; in Toscana in modo particolare non si decorava l’abete, che non è un albero diffuso da noi se non in Appennino, ma il Ceppo – un trochetto di legna da ardere che veniva posto vicino ai camini delle cucine e sotto il quale i bambini trovavano regali molto semplici: mandarini, dolci, frutti e animali di marzapane, qulache giocattolo come trottole o pupazzi. Finita la festa il Ceppo veniva bruciato riprendendo il suo destino di utilità.
    De resto non c’era, fino a 60-70 anni fa nemmeno quel vecchio signore vestito di rosso che chiamiamo Babbo Natale (traduzione un po’ aggiustata del Nonno Gelo dei popoli slavi e scandinavi) che fu inventato, nella sua immagine che ora ci sembra il massimo della tradizione, da una pubblicità degli anni Venti della marca di bibite più diffusa negli USA – i doni veri ai bimbi italiani li portava la Befana, antichissima dea dei romani, che la chiamavano Anna Perenna: il suo festeggiamento concludeva le celebrazioni delle Feste del rinnovamento del Tempo, i Saturnali, con un grande falò in cui si bruciava la sua effige, per invitare il sole a riprendere forza e a riapparire dopo il buio dell’inverno. In moltissimi paesi d’Italia ancora oggi il 6 gennaio si “brucia la vecchia” accendendo falò nel buio della notte attorno a cui la gente si raccoglie a ballare.
    Piano piano le antiche feste pagane vennero assorbite dal calendario cristiano e Cristo-sole ereditò dai saturnali le feste del solstizio d’inverno (teniamo conto che fino al XVI secolo in Italia di solito l’anno nuovo cominciava con l’annunciazione, il 24 di marzo, e non con il primo di gennaio – cioè cominciava con il ritorno della primavera e la ripresa del ciclo agricolo: la Pasqua di “resurrezione” infatti arrivava poco dopo).
    Oggi, forse, non sarebbe male tornare a unire alla festa cristiana, un po’ avvilita in “festa del comprare” a detta della stessa Chiesa, il senso del ciclo naturale: in fondo se si festeggia una “nascita” questa ancora allude al rimettere al mondo il mondo e la luce e le piante in un ciclo naturale che ci dà il senso umano della durata, della “eternità”.
    Se si rinuncia alla luce artificiale (che collabora a nascondere le stelle con l’inquinamento luminoso del cielo sopra di noi) per illuminare le vetrine e gli oggetti da comprare, forse possiamo ritrovare la luce interiore che illumina il senso del dono e non dello spreco. Non fare l’albero uccidendo una pianta giovane magari potrebbe svegliare la fantasia che può inventare e creare decori capaci di rendere bello anche un ciocco di legno.
    O almeno comprate alberi certificati di vivaio: vanno comunque a morire, ma non sono il frutto del disboscamento abusivo: la terra ha già la febbre e gli alberi sono la nostra “aspirina”.
    Buon natale.

    di: gif


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