Che si mangia oggi?

Fino a una sessantina di anni fa, la carne sulle mense della stragrande maggioranza degli italiani compariva una o due volte al mese, mentre la verdura di stagione, il pane, la pasta, i legumi e i cereali erano il menù quotidiano. Dolci, dolcini, merendine, salsette e salsine industriali, affettati e formaggi erano anch’essi rari, sporadici, delle curiosità.

Non per questo i nostri “antenati” erano più malaticci o deboli, anzi: andavano parecchio a piedi e la “dieta mediterranea” era una garanzia di salute di ferro (e con tanto ferro!).

Poi …. poi una storia lunga di cibo indotto dalla pubblicità e, almeno inizialmente, dalla diffusione della carne a pranzo e a cena ogni giorno più come superstizione (“Fa bene! Fa sangue! Fa crescere!) che altro, più come status simbol (era il cibo dei ricchi, la carne) che come necessità.

E se non si mangia carne, si mangia formaggio (altro derivato animale, come le uova – che due la settimana vanno bene, ma troppe fanno una bella botta di colesterolo – e uova ci sono nella pasta all’uovo, nei dolci e biscotti e ….), salumi e scatolette (che sempre carne è), si mangiano cibi industriali e magariun po’ di frutta o poche verdure, però senza stagione siccome viaggiano migliaia di chilometri (le verdure fuori stagione vengono dai paesi australi, dove le stagioni sono notoriamente speculari rispetto alle nostre) o stazionano nei frigoriferi a mesi, o sono fatte nascere nelle incubatrici delle serre come piantucce da sostentare con tanto ma tanto fertilizzante chimico.

Nel frattempo, mentre si mangia in questo modo che ha perso le tradizioni e anche la sensatezza, la salute diminuisce (tumori dell’apparato digerente, con in testa statisticamente il cancro al colon, che è anche una delle prime cause di morte nel nostro Paese; obesità, grassi nel sangue, carenze di minerali e vitamine essenziali, intossicazioni, intolleranze alimentari – ma forse più esattamente intolleranze a coloranti, conservanti, appetizzanti, antibiotici e analbolizzanti con cui vengono “gonfiati” gli animali da macello e intolleranze ai concimi, ai diserbanti, agli insetticidi di cui sono ricche le verdure e la frutta di coltivazione industriale).

Nel frattempo anche il piacere di mangiare diminuisce (i sapori sono tutti uguali: troppo sale, troppe spezie, troppe salse, troppo zucchero per nascondere quel sapore di mangimi industriali e concimi industriali che hanno le fettine o le verdure o la frutta senza stagione) e si perdono le tradizioni e le ricette che non sono state solo “i piatti dei nonni” ma la cultura dei paesi, delle città, delle regioni italiane.

Insieme a questo, a rendere un “inferno” il rapporto col cibo, ci sono i modelli folli di corpi che la pubblicità e la televisione impongono: donne che sembrano – a seconda di quel che va di modo di semestre in semestre – dei fenomeni da circo tanto sono grossi i seni e i glutei rispetto a tutto il resto, o sopravvissute a un disastro atomico tanto sono solo ossa, o …; uomini dai muscoloni scolpiti ottenuti con “l’aiutino” che nelle palestre fornisce, più o meno di nascosto e sempre contro la legge e il buon senso, il preparatore di nessuno scrupolo.

Insomma: un mondo matto, che ha effetti devastanti anche su chi tra i matti non ci vuole stare o non ci sta senza nemmeno scegliere perché il suo problema non è “come mangiare” ma più radicalmente “mangiare”: i consumi di carne di allevamento del mondo ricco sono alla base della fame del mondo povero, dato che si coltivano cereali per sfamare gli animali da macello e con quello che mangia in un giorno un vitello (che a sei mesi deve pesare come un toro per andare a finire in bistecca o negli hamburger di famose multinazionali) si sfamerebbero decine e decine di persone. Inoltre l’allevamento industriale di carne malsana determina la deforestazione (per coltivare i cereali di cui sopra e per farci crescere l’erba per il pascolo), un consumo spaventoso di acqua (i milioni di capi di bestiame bevono e bevono e i cereali vengono innaffiati e l’erba anche) … eccetera.

Le Nazioni Unite mandano da anni raccomandazioni ai governi dei paesi ricchi per stimolare ripensamenti, ma l’industria del cibo è più potente e quindi i “consumatori” consumano bistecche anabolizzate, pollame allevato in gabbie che sono lager e gonfiato di chimica tanto che un pulcino di un mese o due arriva ai supermercati come “galletto” o pollo, mentre i tacchini – di cui in Europa si mangia il petto mentre le cosce vengono vendute in Africa a prezzi bassissimi rovinando così gli allevatori locali – vengono fatti crescere in modo da avere un petto tanto carnoso che nella loro breve vita non sono nemmeno in grado di camminare o piegarsi ….

Va meglio con il pesce? Beh, no: negli allevamenti ittici è frequente l’uso di antibiotici e medicinali vari (sono cagionevoli di salute i pesci? Quelli liberi no, ma quelli che vengono tenuti in centinaia in un metro cubo d’acqua si ammalano … e vorrei vedere voi!), i mangimi sono farine industriali, i molluschi a volte si “coltivano” in acque inquinate da colibatteri (acque di fogna per dirla chiara) che alle cozze piacciono, ma a chi le mangia scatenano dissenteria e colera …

Per le specie di pesce non d’allevamento c’è invece il problema della loro rarefazione ed estinzione causa pesca indiscriminata (la Ventresca dei supermercati per esempio è un piccolo squalo in estinzione spacciato per simil-tonno; il tonno è ridotto al lumicino perché lo pescano senza stagione e non fa a tempo a riprodursi – e già che ci siamo: per ammazzare tonni non si sta tanto a badare se si intrappolano anche delfini o testuggini -, la pesca con reti a strascico distrugge gli avannotti – che poi sono i pesci piccoli che ancora non hanno fatto a tempo a riprodursi … per non parlare d’altro come la caccia alle balene di cui alcuni popoli amano mangiare qualche pinna – già, solo le pinne, il resto è troppo grasso e sa di rancido. Se avete voglia di piangere su Youtube ci sono le immagini di come si ammazzano le balene in Norvegia o in Giappone).

Se i “consumatori” fossero informati dei metodi di allevamento e di coltivazione di quello che mangiano probabilmente si rivolterebbero dal disgusto.

E allora che si mangia oggi??????

Di tutto, ma con criterio, non da “consumatori” (consumare significa non lasciar nulla di nulla, fare un deserto dove c’era un giardino) ma da “utenti” (usare significa prendere in prestito dalla Terra quel che ci serve, coltivando il giardino con amore) del mondo.

Forse è arrivato il momento di mangiare con la testa e non solo con la bocca, di ripensare, cioè, questa maniera inquinante, cattiva, non sana di mangiare; è il momento di rivendicare – contro la pubblicità e la devastazione del gusto e della cultura del cibo – un modo diverso, pienamente umano di mettere insieme il pranzo con la cena (passando per colazione e merenda senza merendine). Senza fondamentalismi (né carnivori assoluti, né vegetariani paranoici…) ma con tanta curiosità per il cibo, che è poi storia di culture, di incontri e di saperi: la dieta “mediterranea”, per esempio, non è solo cucina italiana, è cucina greca, africana, spagnola, balcanica, francese,turca e medio-orientale e cioè è cucina di contatti tra popoli, di viaggiatori e di viaggi, di storie e fantasie. Gli spaghetti li hanno inventati i cinesi per esempio ….

A questo link un sito ambientalista sulla riduzione della carne nella dieta quotidiana.

2 Risposte so far »

  1. 1

    muschiomo said,

    Parlando di alimentazione un po’ più in generale, forse può interessare conoscere l’operato di slowfood (gli obiettivi sembrano proprio promettenti). Spero che chi leggerà questo commento si soffermi 10 minuti in più per scrivere a sua volta un altro breve commento! Io non posso addentrarmi nella questione perché, ad essere sincero, non conosco bene l’associazione (se volete farvi un’idea generale come ho fatto io andate semplicemente su wikipedia o, meglio, sul sito ufficiale).
    Tra gli scopi che mi hanno colpito c’è prima di tutto la salvaguardia della biodiversità. Poi si parla anche di volontà di far acquisire una dignità culturale alle tematiche legate al cibo e alla alimentazione. Con parole più immediate, l’associazione si preoccuperebbe di far risaltare l’importanza che il cibo (e tutto ciò che è a lui connesso quindi provenienza, coltura/allevamento, metodo di cottura ecc) ha nella vita di tutti noi (qui si sfocia quasi nell’antropologia!).
    Se qualcuno può dare maggiori informazioni sull’argomento è ben accetto🙂
    I ristoranti, bar, pub, gelaterie che conosco io non parlano di slowfood, voi ne conoscete alcuni? Potrebbe forse essere utile fare una lista di locali che mostrano una certa attenzione per l’alimentazione.

  2. 2

    Artemisia said,

    La gelateria Grom vicino al Duomo si ispira ai criteri di Slow Food (qualita’, metodo tradizionale, pochi gusti ma con prodotti di stagione, ecc.)
    http://www.grom.it/ita/dettagli_gelateria.php?id_gelateria=18&citt%E0=Firenze

    peccato che ci siano sempre delle lunghissime code🙂


Comment RSS · TrackBack URI

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: