La Befana vien di notte …..

La Befana è una strega molto antica.

Anzi: era una dea italica, di nome Anna Perenna, che i romani hanno trovato e associato al pantheon indo-europeo. Chiudeva le feste del Tempo, o Saturnali (Saturno è il dio del tempo, per i greci Chronos), che venivano celebrate dal solstizio di inverno (quando il sole “muore” e il dì si fa breve) a quando il sole ricominciava a riprendere possesso del cielo (le giornate si allungano, pur se di poco: una mezzora di luce di in più ai primi di gennaio). Non era il capodanno (in Italia e a Roma il capodanno coincideva con l’equinozio di primavera, cioè con la ripresa dell’anno agricolo, fino al XVI secolo almeno).

La Befana ha preso il suo nome dalla storpiatura di “epifania”, apparizione del Bambino cristiano ai Re del mondo (o “grandi sapienti”, cioè Magi): anche qui c’è un simbolo arcaico – un Bambino sacro rappresenta il futuro e si mostra ai Sapienti per essere da loro riconosciuto come parte della società; dai sapienti riceve i doni (magicamente tre) che significano la conoscenza.

Ma la Befana è rimasta una strega, un po’ buona e un po’ cattiva: infatti tra i suoi doni c’è sempre un po’ di carbone, a ricordo delle ceneri del fuoco, delle feste finite (epifania tutte le feste si porta via) e del freddo. Anche lei diventa carbone, dato che tradizionalmente la sua festa si concludeva con un falò di legna su cui si bruciava “la vecchia” per fare posto al nuovo, alla speranza, alla primavera. Va osservato, naturalmente, che la vecchia che serve a fare un falò è anche generosa: si lascia bruciare per scaldare e illuminare – non c’ è nuovo senza “vecchio”, il futuro si nutre del passato.

E’ infine una festa femminile, non solo perché ogni donna è anche strega, ma soprattutto perché il femminile (non le donne: il “femminile”, per esempio l’intuito, la sensibilità, la creatività di ciascuno è “femminile” perché viene dal profondo, dal “buio”, dalla fecondità che mette al mondo quel che non c’era prima…) lega il mondo di chi c’è a quello di chi non c’è: Anna Perenna porta doni dalle tenebre, appartiene un poco anche al regno dei morti, la morte porta il dono della vita: i semi si fanno piante, trasmutandosi, le generazioni si susseguono e il mondo resta eterno nel suo costante cambiare.

Buona Befana

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Bòtti di fine anno

Quest’anno possiamo essere contenti noi italiani: solo 500 feriti, di cui una ventina gravi con mutilazioni varie, per i riti di fine anno!!!!!

Del resto: cadere sul campo dell’onore nella guerra agli spiriti vale bene una lode e un pubblico ringraziamento. Di certo folletti, dèmoni malvagi, spiriti di morti vaganti sarebbero rimasti ad assediare la nostra tribù se non fossero stati ricacciati nelle tenebre da un esercito di eroici concittadini con le bombe carta che ormai si comprano al supermercato (spesso illegale).

E dunque: falangi saltate, dita amputate, occhi accecati e timpani perforati che importa? rispetto al pericolo che l’orda nazionale avrebbe corso se le immonde cose che popolano la notte e gli aldilà non fossero state combattute a suon di bòtti. Un po’ meno spiegabile in termini antropologici rimane l’uso di sparare colpi di pistola (un ragazzino di sei anni con natica perforata e una ragazzina di 14 con un proiettile ex-vagante nel petto), ma forse si tratta di una modernizzazione del rito più arcaico di tutti: far rumore per spaventare gli spiriti maligni.

Già: anche se è un uso pericoloso, incivile, demenziale, va riconosciuto nel rito di fine anno con i bòtti un rito arcaico quant’altri mai – i nostri antenati latini giravano per la città (bimbi e donne chiusi in casa però: era un affare di guerrieri) armati di campanacci e scudi su cui battere con mazze per scacciare gli spiriti, spesso mascherati o coperti dalle pelli degli animali totemici (tra cui gettonatissimo il povero lupo soprattutto a Roma).

Magari oggi si penserebbe che certe superstizioni si potrebbero anche superare, ma la tribù è ancora nell’inconscio collettivo e quindi … mani mozzate e occhi accecati e via discorrendo. Per puro caso niente morti, meno male.

Anche però animali spaventati, cani persi perché impazziti di paura, gatti in fuga terrorizzata, uccelli appiattiti sotto i coppi dei tetti col cuore a diecimila: una notte di tregenda per questi coinquilini, che non temendo gli spiriti maligni e non discendendo da tribù di bestioni scimmieschi amanti della confusione proprio non se lo spiegano tutto il rumore che gli umani fanno nelle notti di dicembre.

E dire che questo dicembre con un clima impazzito, le alluvioni, la neve e due giorni dopo 17 gradi … avrebbe avuto bisogno di altro che di esorcismi per mandarci a dormire tranquilli e fiduciosi sul 2010, specie dopo il fallimento del vertice di Copenhagen.

Buon anno nuovo, speriamo con meno rumore e più pensiero, a nome dei cani, dei gatti, degli altri viventi non umani che si dovrebbero aggiungere alla conta dei feriti e dei morti per l’uso dei bòtti di fine anno (sempre che l’anno “finisca” il 31 dicembre …).

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buon anno!!!

buon 2010 a tutte/i

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Qualche link su metodi alternativi alla sperimentazione animale

La conferenze della LAV del 18 dicembre scorso ha riportato all’attenzione

topolini cavie

anche nella nostra scuola e nel nostro Gruppo Ambiente le problematiche scientifiche ed etiche della pratica di sperimentare sugli animali prodotti e ricerche medico-scientifiche destinati all’essere umani (cibi, farmaci, trapianti e tecniche mediche, cosmetici, detersivi …).

Ritengo utile dare qualche link a siti su cui si può approfondire il tema e spero che la discussione prosegua nei commenti e in altri post.

Il quadro della ricerca: http://www.novivisezione.org/info/alter.htm

Metodi alternativi: http://www.ecologiasociale.org/pg/metodialternativi.html

ISS: Istituto Superiore di Sanità : http://www.iss.it/neco/anim/index.php?lang=1&tipo=3 (Istituto Superiore di Sanità, ricerca sul dolore negli animali e documento .pdf di approfondimento Dolore-Animale_1.1111066156)
un documento pdf con la terminologia e le leggi sulle altrernative alla sperimentazione animale dell’Ente Nazionale Protezione Animali Italiano VIV-Sistemi_alt_IPAM
EFSA- La Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare raccomanda l’uso di alternative alla sperimentazione animale

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Muffin – dolcetti equobiosolidali

La conferenza sui cambiamenti climatici di Copenhagen è andata male: l’unica nota positiva è che Cina e Usa, che fino ad ora non avevano nemmeno voluto prendere in considerazione ufficialmente i problemi dell’impatto sul clima delle attività umane, hanno riconosciuto che sì, forse proprio tutto “normale” non è…. e hanno rimandato a “prima o poi” (ma la cancelliera tedesca Merkel – con tutto l’ottimismo della volontà – promette che un accordo più stringente sarà firmato nel vertice del prossimo anno) di prendere impegni seri e definiti su come abbattere le emissioni in atmosfera di Co2.

Non è che non si sappia come fare: è che abbattere la Co2 costa alle industrie dei soldi per i sistemi antiinquinamento e le industrie vogliono fare solo profitti, i costi li paghino gli altri – cioè noi cittadini e piante e animali del mondo surriscaldato….

Tanto per non andare lontano: per 4 giorni siamo stati, qui a Firenze, in un frigorifero di neve e oggi le minime sono salite di colpo di 13 gradi … forse, chissà, non proprio “tutto” nel clima è “normale”.

Ma questo post promette dolcetti e infatti dopo le fatiche del trimestre e delle raccolte differenziate dei rifiuti (che stanno andando bene: inviamo circa 300 cellulari dismessi e sono già stati spediti acuni quintali di tappi, mentre riprende la raccolta, SENZA PUNTI per evitare tentazioni, anche delle pile e dei toner usati) dei dolcetti equi, solidali e biologici sono utili per tirarsi su il morale, contrastare il freddo e la pioggia e prepararsi al pranzo di Natale (che vi auguriamo buono ma non stra-indigesto).

Vi proponiamo i “muffins”, dolcini inglesi e americani che si preparano in 5 minuti, cuociono in 20 minuti e purtroppo finiscono in un batter d’occhio. Tenete conto che potreste anche usarli per la merenda di mezza mattinata a scuola, evitando le “salsine di ingredienti ignoti” che condiscono di sale, zucchero e grassi i panini a base di strutto di maiale (i panini mollicci sono sempre a base di strutto di maiale – o di sego per candele e olio Agip nei casi peggiori …) ;-)

Per 12 muffins al cioccolato

Procuratevi una teglia da muffin e dei pirottini di carta (in un qualsiasi negozio di casalinghi fornito sanno che cosa sono i “pirottini” e le teglie “per muffins”, fidatevi).

275 gr. di farina bianca biologica

2 cucchiaini di lievito per torte vanigliato

1 cucchiaino di bicarbonato di sodio

3 cucchiai di cacao equo e solidale in polvere

1 uovo biologico

130 gr. di zucchero(quello di canna è il migliore e lo trovate anche equo e solidale)

80 ml di olio extra vergine di oliva

300 ml di latticello biologico (lo trovate nei negozi di alimentari biologici – è siero di latte, più “pannoso” e meno grasso del latte; se non lo trovate vanno bene 2 bicchierini di yoghourt magro biologico)

un pezzetto di cioccolato fondente equo e solidale

Mescolate in una ciotola gli ingredienti secchi (farina, cacao in polvere, lievito, bicarbonato, zucchero, il cioccolato fondente grattugiato o spezzettato fine).

In un’altra ciotola mescolate gli ingredienti liquidi (olio, latticello o yoghourt, uovo sbattuto).

Portate il forno a 180 gradi

Versate la ciotola con gli ingredienti liquidi in quella con quelli secchi e date una rimestata molto molto veloce (il segreto dei muffins morbidi è nella mescolata sommaria degli ingredienti: molto sommaria)

Mettete un pirottino di carta in ciascuno “buco” della teglia per muffin e riempite di impasto fino appena sotto l’orlo.

Infilate rapidamente in forno la teglia, contate 19-20 minuti (senza mai aprire il forno o l’impasto non lievita e i muffins non vengono mangiabili).

togliete dal forno e lasciate riposare 5 minuti i muffins nella teglia, poi toglieteli e lasciateli raffreddare un po’ prima di mangiarli.

Buon appetito.

Ps. Negozi e supermercati di prodotti biologici a Firenze ce ne sono diversi, trovate gli indirizzi anche in internet; per i prodotti equi e solidali come il cacao e la cioccolata (ma non solo: anche oggettistica, abiti, cartoleria dal sud del Mondo) potete visitare le Botteghe del Mondo di Firenze

Se la ricetta vi piace lasciate un commento – ne metteremo altre: i muffins si possono fare praticamente di qualsiasi gusto dolce o salato, comprese le zucchine o i cavoletti di bruxelles.

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Incontro con la LAV

Venerdì 18 al liceo scientifico Leonardo da Vinci in aula di “fisica grande” si è tenuto l’incontro del gruppo ambiente con due esponenti della LAV.
Vista l’imminente fine del trimestre e i numerosi compiti in classe, interrogazioni e quant’altro, i membri delle Chimere non erano più di una ventina.
Per chi era interessato, ma non è potuto venire, ecco qui sotto un resoconto di ciò che è stato detto.
Le invitate hanno proiettato un filmato, girato in collaborazione con degli studenti universitari, che denuncia la legalità nonché l’assurdità della sperimentazione animale ai fini della ricerca. In una prima parte il filmato mostra a quali esperimenti vengano sottoposti gli animali, in seguito sono stati esposti i metodi di ricerca “alternativi” o, a dir meglio, sostitutivi.
Per motivi tecnici non si è potuto finire di vedere la proiezione quindi sono state integrate a voce le informazioni mancanti: principalmente è stato spiegato perché è controproducente utilizzare animali per la ricerca e sono stati forniti alcuni dati sulla ricerca scientifica in Italia (basti pensare che il 30% di questa si fa usando come cavie topi, gatti, cani, primati, conigli, uccelli, tartarughe…).
Inoltre è stato aggiunto un “dettaglio” non poco prezioso. Considerando il fatto che la ricerca, in Italia come nel resto dell’occidente, è profondamente radicata nella cultura e nella tradizione universitaria, noi italiani, e ancor di più i futuri studenti universitari, abbiamo il dovere di riflettere sull’impronta che lasciamo con le nostre azioni. A questo proposito è importante tener presente la legge 413/93 sull’obiezione di coscienza.
Da parte nostra non ci sono state moltissime domande e quindi l’argomento non è stato approfondito. Ho chiesto per interesse personale se la Lav si tiene in contatto e collabora con altre associazioni animaliste europee e mondiali, la risposta è ovviamente affermativa. Alcune manifestazioni che si sono svolte e che si svolgeranno in Europa si devono alla cooperazione delle varie associazioni.
Con questo spero di essere stato utile e spero di aprire una discussione su un argomento molto delicato ma incombente, che sul piano etico riguarda i diritti degli animali, ma riguarda anche gli esiti della ricerca scientifica ed in particolare della ricerca medico-farmaceutica. E’ in ballo la nostra salute.

Leonardo B. – muschiomo

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Freeshop: un altro modo di usare gli oggetti

Rilanciamo una notizia  sui “negozi gratis”: si tratta di negozi dove si possono prendere oggetti utili o che piacciono senza pagarli – un modo di combattere la società dei consumi che dall’Austria arriva nel nostro Paese.

L’esperienza di una giovane italiana a Innsbruck, in Austria,
dove stanno nascendo i primi freeshop della catena Kostnix

Il negozio dove è tutto gratis
meno consumi e meno rifiuti

Gli oggetti a disposizione di chi ne ha bisogno, non importa
se ricco o povero. Esperienze analoghe in Olanda e in Belgio
di ROSARIA AMATO

ROMA – Kostnix in tedesco significa “costa niente”, ed è il nome scelto da un gruppo di amici per il primo “freeshop” di Innsbruck, aperto nel marzo del 2007. Gli oggetti del negozio non sono duty free, liberi da tasse doganali, come nei free shop degli aeroporti: sono proprio gratuiti. Le uniche norme da rispettare sono: non prendere più di tre oggetti al giorno, e non rivendere in nessun caso le cose prese al negozio.

Quella dei “negozi gratuiti” è un’esperienza avviata da qualche anno in Austria (a Vienna per esempio ce ne sono due), in Olanda e in Belgio. In una striminzita voce Wikipedia spiega che “il loro scopo è offrire un’alternativa al sistema capitalistico. I freeshop sono simili ai negozi di carità, solo che tutto è libero e disponibile, che si tratti di un libro, un pezzo di arredamento, un indumento o un articolo casalingo (…) La maggior parte delle persone che usano questi negozi sono mosse dal bisogno (scarse risorse finanziarie, come nel caso di studenti o anziani) o dalla convinzione (anti-capitalisti)”.

“A noi non importa che chi prenda gli oggetti sia in uno stato di bisogno assoluto, che sia povero, può anche essere ricchissimo – spiega Valentina Callovi, di Trento, una dei due italiani che gestisce Kostnix, a Innsbruck (gli altri volontari sono tutti austriaci) – l’importante è che quello che ha preso gli serva davvero, o gli piaccia”. E dunque l’obiettivo dei freeshop non è quello di combattere la povertà, ma il consumismo, la tendenza a disfarsi degli oggetti che non servono più gettandoli nel cestino, senza pensare che anziché diventare rifiuti, con i pesanti costi di smaltimento che ne conseguono, potrebbero ancora servire a qualcuno, che eviterebbe così di acquistarli, sprecando danaro.

“L’obiettivo del freeshop è quello di contrastare la società dei consumi e la società usa e getta e sostenere un approccio più cosciente con le risorse. Dovrebbero esserci meno produzione, meno rifiuti e anche meno lavoro. Chi prende oggetti da un freeshop, risparmia i soldi che avrebbe dovuto spendere per comprarlo e così contribuisce anche ad abbattere il lavoro retribuito, simbolo del capitalismo”, si legge sul sito di Kostnix, che ha anche una versione in italiano.

“Siamo poco più di una decina di persone – racconta Valentina – e quindi riusciamo a tenere aperto Kostnix solo il martedì e il mercoledì. Ognuno di noi vi lavora senza retribuzione per due ore la settimana. L’affitto del negozio, 20 metri quadri nel centro storico di Innsbruck, costa 400 euro al mese. Ci finanziamo con un concerto annuo, delle serate con il vin brulè nelle quali ognuno offre quello che vuole, la città di Innsbruck ci dà 1000 euro l’anno, e la stessa cifra ci viene versata dai Verdi, che apprezzano il nostro contributo all’ambiente (contribuiamo alla riduzione dei rifiuti attraverso il riutilizzo degli oggetti”.

Valentina Callovi è di Trento, e si è trasferita a Innsbruck sette anni fa per fare l’università. Studia come traduttrice e interprete, adesso sta per laurearsi. “Vivo qui per scelta, non per necessità”, precisa. Cos’arriva a Kostnix? “Libri, vestiti, soprattutto per bambini, giocattoli, molte cose per la casa, dai piatti agli elettrodomestici, cd, dvd, ma anche computer e televisioni. La cosa più di valore che ci è arrivata finora è stato un abito da sposa. Per le cose più ingombranti, come armadi o divani, c’è la bacheca che raccogli gli annunci”.

Molto variegati i fornitori, un po’ di meno gli acquirenti: prendere gratis oggetti usati, anche in un Paese come l’Austria, può risultare un po’ socialmente squalificante. “Vengono a prendere gli oggetti soprattutto studenti – dice Valentina – oppure signore di 50-60 anni per lo più straniere (qui c’è per esempio un’ampia comunità turca), o infine donne con i bambini piccoli”. Una platea piuttosto ridotta rispetto a quella potenziale, e soprattutto rispetto all’obiettivo che si propone Kostnix, che è un obiettivo molto ambizioso, in qualche modo di ‘riformare’ i valori della società capitalistica: “Perché lavorare 40 ore a settimana per acquistare scarpe firmate, quando si può averle gratis, lavorando meno e godendo di una quantità maggiore di tempo libero?”, si chiede Valentina.

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Un Pupazzo di Neve? Fatevelo!

Per fare un pupazzo di neve (oltre che farselo con la neve, ma il problema è che poi tende a sciogliersi appena appeso all’albero di natale) si possono usare parecchi materiali non inquinanti.

Vi propongo due modi facili facili

Pupazzo di Neve di Lana o di cotone

Fate due palline, una più grande una più piccola, se usate la lana formando due gomitolini ben stretti; se usata il cotone prendendone una falda, sfioccandola e poi ricompattandola ben bene in forma di pallina.

Cucite le due palline insieme con un ago da lana lungo e tirando bene il filo per farlo scomparire al loro interno.

Per gli occhi potete o cucire due punti in croce con il filo nero o disegnarli con un pennarello. Per il naso prendete uno stecchino da denti, accorciatelo, mettete sul pezzetto che usate una goccia di colla e infilatelo nella testa del pupazzo. (se vi piacciono le braccine potete farle nello stesso modo, oppure usando dei pezzetti di scovolini da pipa – si comprano per 2 euro dai tabaccai – che sono in filo di ferro rivestito e si possono anche piegare in posizioni diverse, se usate gli scovolini infilateli nella lana e date un punto di cucito per fermarli)

Passiamo a vestire il pupazzo di sciarpa e cappello a cilindro

Prendete un pezzetto di cartoncino (o carta pesante) nero, tagliatene una strisciolina della alta un paio di centimetri e arrotolatela (fermandola con un po’ di colla o con due punti metallici) per formale il cilindro del cappello; poi tagliate un cerchio di cartoncino per formare la tesa del cilindro; a questo punto appoggiatevi sopra il cilindro e con la matita segnate il circolo interno – ritagliatelo con un taglierino ma lasciando qualche millimetro per poterlo piegare e incollare dentro il cilindro, dopo aver fatto qualche incisione con le forbici lungo la falda per poterla piegare e far rientrare nel cilindro. Incollatelo poi sulla testa del pupazzo. Per la sciarpa ritagliate da una vecchia stoffa colorata una strisciolina e annodategliela intorno al collo.

In cinque minuti e senza andare a comprare i soliti pupazzetti di plastica avrete un pupazzo di neve ecosostenibile da appendere all’albero (o dove vi pare…: sotto il camino per esempio).

Pupazzo di neve con pigne

Procuratevi (basta una giratina alle Cascine o in un parco pubblico – o forse anche nel giardino di scuola dato che ci sono dei pini) tante pigne di pino (o di abete, o anche coccole di cipresso) quanti sono i pupazzi che volete fare: servono così come sono (magari pulite, però) per i corpi dei pupazzi.

Preparate con cotone o lana una pallina di misura adatta alla pigna seguendo le istruzioni per i pupazzi di lana qui sopra. Decoratela con occhi e naso, cappello di cartoncino (o anche di stoffa se siete pazienti e volete cucire) e poi incollatela sulla pigna (la parte più larga della pigna è la base di appoggio). Attorno al collo mettetegli una sciarpina colorata e se volete esagerate incollate sotto la pigna un fiocco di cotone, come se fosse appoggiato sulla neve.

Buon lavoro ( e dopo natale, se non volete tenerli con voi, si smaltiscono nel cassonetto della differenziata col coperchio marrone – scarti di giardino e di cucina – , dato che sono fatti di materiali tutti naturali).
Naturalmente se fate qualche pupazzo e ci mandate le foto le pubblicheremo sul blog!

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Lanciamo una inchiesta fotografica sulla Festa

Fammi un regalo di Natale: lasciami vivere in montagna!

Il Post di Muschiomo apre la discussione sulla sostenibilità delle prossime Feste natalizie: sprechi di carta, di energia per le decorazioni luminose, un cimitero di alberelli … Natale non è solo questo, ma attorno ai cassonetti dell’immondizia è questo che spesso lascia.

Fate fotografie e postatele nel blog per documentare

1) le buone idee di decorazione belle e sostenibili sia delle strade della città che di casa vostra (e postate anche istruzioni per realizzare con creatività le proprie decorazioni: dalla pasta al sale al bricolage con le bottiglie di plastica gli alberelli di natale o i presepi si possono fare con qualsiasi cosa di recupero e sono PIU’ belli e meno scontati dei soliti abeti agonizzanti).

2) gli sprechi evitabili (vi siete mai chiesti perché impacchettiamo i regali in carta velina, questa in scatole, queste in carte su carte …? E’ sempre legno che va a finire nell’incarto dell’incarto … e a volte non solo carta ma plastiche e politistirolo)

3) che fine fanno gli alberi di natale? :-( (

La redazione

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Feste “eco-sostenibili”

Anche quest’anno si avvicina il Natale, anche quest’anno si discute di spese natalizie e di alberi da addobbare. Ci sono però come in fondo tutti sappiamo dei problemi quando si parla di alberi di Natale: l’abete non ha radici e quindi muore subito dopo le feste, l’abete viene tenuto troppo al caldo, l’abete dopo le feste viene scaraventato nei cassonetti pur essendo vivo, l’abete viene ripiantato, con tutta la buona volontà, sulle pendici del monte Morello mentre preferirebbe vivere a più di 1000 metri. Tralascio le questioni economiche, senza però dimenticare che per quest’anno è stato stimato dalla Coldiretti un giro d’affari di 140 milioni di euro in Italia.

Sia sul web che su di un quotidiano ho trovato delle novità (e non) per festeggiare un Natale “eco-sostenibile”. Faccio una sorta di elenco di quel che ho trovato, così che chi vuole possa leggere solo ciò di cui è interessato (lo so, leggere fa fatica a volte ;) )

Tutti sono a conoscenza di centri di raccolta qui a Firenze per alberi di Natale? Beh io sarei il primo a dir di no e ho voluto informarmi.
L’associazione “Amici della Terra” e OBI-Italia, in collaborazione con l’Azienda Vivaistica “Bani” di Castel San Niccolò (Ar), hanno organizzato la campagna “Sempreverde, semprevivo! 2009″ (giunta alla sua terza edizione) per il recupero e la ripiantumazione degli abeti natalizi. In breve, per ovviare alla sicura morte degli alberi la OBI ritirerà entro il 9 gennaio prossimo gli abeti in zolla (cioè con le radici) venduti da lei stessa, per poi darli in custodia all’azienda “madre” di Castel San Niccolò, che provvederà alla ripiantumazione. A proposito, la provincia di Arezzo è una delle maggiori realtà italiane per la produzione di alberi di Natale, e il cuore è il Casentino, dove opera un consorzio di 15 produttori.

Se proprio è impossibile rimettere a dimora l’abete (per esempio perché non ha radici), tanto vale provare con il compostaggio (cioè trasformare, grazie all’aiuto di batteri, il legno in terricio “arricchito”)…meglio che buttarlo nell’indifferenziato, certo!, ma il legno dell’abete (e delle conifere in generale) è pieno di resine e quindi particolarmente difficile da far “digerire” ai batteri. Allora se credete che l’albero sia in buone condizioni, andate a fare una scampagnata verso l’Abetone e portate con voi l’abetino!

Per chi volesse introdurre un elemento nuovo nella tradizione natalizia, la Forestale suggerisce a tutti di utilizzare altre piante in alternativa all’abete, piante più adatte al clima di pianura e città, come l’agrifoglio, il ginepro, il corbezzolo, il viburno, il leccio e l’alloro. Qui il sito della Forestale.

E gli addobbi pubblici? La quantità di corrente sprecata dalle luci natalizie è considerevole, tuttavia sono pochi i comuni che fanno fronte a questo problema.
In Italia la soluzione più “eco-sostenibile” è rappresentata da un abete della città di Milano illuminato da luci a led alimentate da 9 biciclette! I pedalatori (chiunque può farlo) fanno girare un rullo che a sua volta aziona una dinamo connessa ad una batteria. Ed ecco la corrente. Prima di Milano una cosa simile è stata proposta a Copenaghen. Non per niente Copenaghen ha una rete di piste ciclabili di 350 km!

l'albero eco-compatibile di MI

Leonardo B. – muschiomo

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