La Befana è una strega molto antica.
Anzi: era una dea italica, di nome Anna Perenna, che i romani hanno trovato e associato al pantheon indo-europeo. Chiudeva le feste del Tempo, o Saturnali (Saturno è il dio del tempo, per i greci Chronos), che venivano celebrate dal solstizio di inverno (quando il sole “muore” e il dì si fa breve) a quando il sole ricominciava a riprendere possesso del cielo (le giornate si allungano, pur se di poco: una mezzora di luce di in più ai primi di gennaio). Non era il capodanno (in Italia e a Roma il capodanno coincideva con l’equinozio di primavera, cioè con la ripresa dell’anno agricolo, fino al XVI secolo almeno).
La Befana ha preso il suo nome dalla storpiatura di “epifania”, apparizione del Bambino cristiano ai Re del mondo (o “grandi sapienti”, cioè Magi): anche qui c’è un simbolo arcaico – un Bambino sacro rappresenta il futuro e si mostra ai Sapienti per essere da loro riconosciuto come parte della società; dai sapienti riceve i doni (magicamente tre) che significano la conoscenza.
Ma la Befana è rimasta una strega, un po’ buona e un po’ cattiva: infatti tra i suoi doni c’è sempre un po’ di carbone, a ricordo delle ceneri del fuoco, delle feste finite (epifania tutte le feste si porta via) e del freddo. Anche lei diventa carbone, dato che tradizionalmente la sua festa si concludeva con un falò di legna su cui si bruciava “la vecchia” per fare posto al nuovo, alla speranza, alla primavera. Va osservato, naturalmente, che la vecchia che serve a fare un falò è anche generosa: si lascia bruciare per scaldare e illuminare – non c’ è nuovo senza “vecchio”, il futuro si nutre del passato.
E’ infine una festa femminile, non solo perché ogni donna è anche strega, ma soprattutto perché il femminile (non le donne: il “femminile”, per esempio l’intuito, la sensibilità, la creatività di ciascuno è “femminile” perché viene dal profondo, dal “buio”, dalla fecondità che mette al mondo quel che non c’era prima…) lega il mondo di chi c’è a quello di chi non c’è: Anna Perenna porta doni dalle tenebre, appartiene un poco anche al regno dei morti, la morte porta il dono della vita: i semi si fanno piante, trasmutandosi, le generazioni si susseguono e il mondo resta eterno nel suo costante cambiare.





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